martedì 31 marzo 2020

il ciclo della famiglia (Psicologia)


Tanto i momenti normativi quanto quelli paranormativi richiedono un particolare sforzo da parte della famiglia per mettere in atto nuovi modelli di funzionamento.

La famiglia è il contesto più immediato all'interno del quale si modellano l'identità e lo sviluppo del bambino. Il processo di crescita dei bambini si compie attraverso il susseguirsi di varie tappe evolutive che, per la loro natura, espongono spesso la famiglia e i suoi componenti a momenti critici.
Si può parlare di un evoluzione del gruppo familiare, per far fronte alle situazioni di disequilibrio.Secondo un modello classico, le tappe principali del ciclo evolutivo famigliare sono le seguenti:
  • la costruzione da parte di due persone di un identità di coppia, con la decisione di convivere.
Il quadro tradizionale non rappresenta più in modo adeguato la situazione attuale: oggi le donne partoriscono il primo figlio in età sempre più avanzata e sempre più frequentemente capita che debbano accudire i genitori anziani mentre crescono i figli.
Le differenti caratteristiche sociali ed economiche incidono sulla struttura della famiglia.

La famiglia (Psicologia)

La realtà con cui si riferisce il termine "famiglia" è talmente composita che bisogna parlare di famiglia al plurale: esistono infatti diverse forme di organizzazione e strutturazione dei gruppi famigliari.

Le ricerche più recenti hanno rimarcato ulteriormente la variabilità della famiglia, sottolinenando come, all'interno di uno stesso contesto geografico e culturale, possono coesistere diverse forme di convivenza famigliare.
La variabilità e la disomogeneità non sono riferibili solo al contesto geografico e culturale: in una stessa società troviamo tipologie diverse di famiglia:

-Famiglia patriarcale: in passato era la famiglia più diffusa, essa era composta da più nuclei che convivevano sotto lo stesso tetto dando vita a una grande struttura allargata, con -persone appartenenti a varie fasce d'età. Organizzazione forma piramidale.
-Famiglia ricostruita o ricomposta: sono formate da due adulti, con figli nati dalle unioni precedenti e/o dalla nuova coppia. I genitori acquisiti non sostituiscono quelli biologici , ma spesso vi si aggiungono, cercando di dare una mano.
-Famiglia mista e di migranti: sono composte da genitori di etnia o religione diverse e si stanno diffondendo molto nel nostro paese. Sono la dimostrazione di come si possano vivere e integrare le diversità in modi positivi e non conflittuali.


Sono presenti infine nella società anche famiglie alternative, come la convivenza di coppie omosessuali o alcuni tipi di  convivenze comunitarie in cui i legami e il sostegno reciproco equiparabili alle famiglie tradizionali.
Alcuni studiosi fanno coincidere la famiglia naturale con quella tradizionale mononucleare, quindi considerando altre tipologie come potenzialmente patogene.
Altri ritengono che allargando il concetto di famiglia a forme troppo alternative si rischi di generalizzare troppo il concetto, senza definire con precisione l'oggetto di studio: tutto allora potrebbe essere considerato "famiglia", creando una certa confusione concettuale.
Altri studiosi ancora tendono a interpretare la famiglia attribuendole un preciso significato: il termine si riferirebbe a un determinato modello, quello della famiglia nucleare della società capitalistica, che viene criticato perché basato sull'ineguaglianza dei due sessi.

lunedì 30 marzo 2020

Verifica di fine capitolo psicologia


1) FISSA I CONCETTI


  1. Secondo il sociologo R. Merton, un insieme di persone è definibile "gruppo sociale" se le persone interagiscono tra loro, sentono di appartenere al gruppo, sono identificabili dall'esterno e da ciascun singolo membro come parte di quel gruppo
  2. Il sistema di status all'interno di un gruppo si riferisce alla posizione che ciascun  membro occupa nel gruppo e alla valutazione di quella posizione secondo una certa scala di valori
2) APPRENDI IL LESSICO
  • LEADER è colui che esercita maggiore influenza sugli altri membri del gruppo, facilitando il raggiungimento di un obbiettivo in comune.
  • INERZIA SOCIALE Quando si è in tanti a svolgere un compito, alcuni tendono a defilarsi da impegno e responsabilità
  • COMPORTAMENTO INDIVIDUALE, caratterizzato dal fatto che le persone entrano in relazione e si confrontano sulla base delle caratteristiche personali
  • COMPORTAMENTO INTER-GRUPPO caratterizzato dal fatto che le persone entrano in relazione in quanto appartenenti a determinare categorie sociali
3) STABILISCI I COLLEGAMENTI

L'Onda (Psicologia)

Titolo originale: Die Welle
Paese di produzione: Germania
Anno:2008 
Regia: Dennis Gansel

In una scuola superiore tedesca il programma didattico prevede che i professori organizzino una settimana di insegnamenti tematici. Al protagonista Herr Wenger viene assegnato il tema dell'autocrazia, che accetta suo malgrado e, per rispondere alla sfida lanciata da uno studente, secondo il quale la dittatura non avrebbe mai più potuto realizzarsi in Germania, dà inizio al corso con un'idea originale. Coinvolgere i ragazzi in un esperimento che li trasformi in un gruppo a regime dittatoriale, per dimostrare loro che le condizioni per il totalitarismo sono sempre invisibilmente presenti. A questo scopo, dopo aver guadagnato il ruolo di leader, inizia a veicolare i pensieri e le azioni dei ragazzi affinché si riconoscano in una forte identità collettiva.
L'entusiasmo cresce con facilità e in soli tre giorni nasce e si costituisce L'onda, un gruppo che si trasformerà in una banda organizzata fino al limite estremo di cadere nell'illecito. Quando Wenger interverrà per fermare gli eccessi sarà inevitabilmente troppo tardi.

Nel 2019 Netflix ha prodotto una serie tv ispirata al film

Il gruppo (Psicologia)

4. IL POTERE E LA FIGURA DEL LEADER

Il potere è la possibilità che un individuo ha di influenzare e controllare il comportamento altrui e si esprime in diverse forme:


  • potere di ricompensa, cioè la possibilità di attribuire gratificazioni materiali o simboliche
  • potere coercitivo, cioè la possibilità di imporre sanzioni e punizioni
  • potere legittimo, basato sulla condivisione da parte di un gruppo di determinati valori e norme
  • potere di esempio, per cui le persone si identificano in colui che detiene il potere
  • potere di competenza, per cui un individuo o un gruppo riconoscono a una persona conoscenze specifiche in un determinato ambito
Il leader è colui che esercita maggiore influenza sugli altri membri del gruppo, facilitando il raggiungimento di un obbiettivo comune. La leadership assolve due funzioni ben precise: quella socio emozionale, che riguarda il raggiungimento dell'armonia nella vita del gruppo, e quella relativa al compito, che consiste nell'organizzare al meglio il lavoro di un gruppo.
Il leader espressivo (che si occupa degli aspetti affettivi) spesso è una figura diversa da leader strumentale (che si occupa del buon funzionamento del gruppo)
Le ricerche hanno mostrato che la leadership può essere esercitata adottando stili differenti.
  • leadership autoritaria caratterizzata da severità, spirito conservatore e incapacità di delega
  • leadership democratica caratterizzata da capacità di delega, sensibilità al clima di gruppo
  • leadership permissiva caratterizzata dall'abdicazione del leader al proprio ruolo, per lasciare all'iniziativa degli individui le scelte o le decisioni
In un gruppo ogni persona tende al massimo profitto con il minimo sforzo, contribuendo alla vita del gruppo in maniera differente.
Dunque la leadership comporta per chi la esercita costi e benefici, e ha funzione vitale per regolare la vita del gruppo stesso.

5. LA COESIONE E LA MENTALITÀ DI GRUPPO 

Per parlare di interazione dei componenti di un gruppo ci si riferisce al concetto di coesione. Alcuni studiosi hanno individuato un metodo per misurare il grado di coesione. Lo psicologo e psichiatra Jacon Levy Moreno introdusse questo metodo che prende il nome di sociometria. Consiste nel chiedere ai membri di un gruppo di indicare chi preferiscono tra gli individui del gruppo stesso e i risultati vengono raccolti nel sociodramma.

6. L'IDENTITÀ SOCIALE NELLA TEORIA DI TAJFEL
Nella sua teoria dell'identità sociale, Henri Tajfel analizza le relazioni tra i gruppi sociali collocandole su un continuum ai cui poli estremi rispettivamente si collocano:

  • comportamento inter-individuale, caratterizzato dal fatto che le persone entrano in relazione e si confrontano sulla base delle caratteristiche personali
  • comportamento inter-gruppo, caratterizzato dal fatto che le persone entrano in relazione in quanto appartenenti a determinate categorie sociali o gruppi
Nelle relazioni quanto più una persona si pone in termini di comportamento inter-gruppo, tanto più si sente di agire come membro di un gruppo ben definito, immaginando che ciascun altro agirebbe allo stesso modo. 
I meccanismi individuati da Tajfel determinano una netta dicotomia tra gruppo interno e gruppo esterno: ciascuno assocerà al proprio gruppo a quello esterno connotazioni cognitive ed emotive positive o negative che influenzeranno la qualità delle relazioni sociali. Il livello di autostima di un individuo è quindi conseguenza del valore attribuito al gruppo a cui sente di appartenere.
Secondo lo studioso, l'identità sociale di un individuo ha origine dal suo senso di appartenenza a uno o più gruppi sociali. Il senso di appartenenza a una categoria, può variare nel tempo:
  • se l'appartenenza arrecherà soddisfazione e autostima a ogni individuo , questi cercherà di rimanere membro di un gruppo
  • se invece un gruppo non migliora l'autostima di un individuo, questi tenderà ad abbandonarlo
7. I GRUPPI NEL CYBERSPAZIO

I gruppi virtuali sono costituiti da persone che interagiscono tra loro attraverso reti telematiche o di telefonia sulla base di interesse comune o di un medesimo approccio alla vita di relazione.

Queste aggregazioni prendono la forma di comunità virtuali, raccogliendo membri di differenti culture, età, sesso e status sociale in piattaforme nel Cyber spazio dedicate alla libera espressione di idee, opinioni e atteggiamenti intorno a un interesse o a un argomento.
Vi sono alcuni aspetti distintivi legati in particolare modo al linguaggio e all'identità.
L'uso attuale delle Emoticons  tenta di sopperire a questa mancanza anche in maniera riduttiva e necessariamente stereotipata.
La velocità di comunicazione richiesta dalle piattaforme virtuali, ad esempio nelle chat, pone il problema dell’articolazione del linguaggio, stimolando l’uso di espressioni semplificate (abbreviazioni, codici) che rischiano di inibire l’espressione di pensieri più ricchi e complessi.

Il gruppo (Psicologia)


1. INDIVIDUI E GRUPPI


Il sociologo Merton definisce il "gruppo" come un insieme di individui che interagiscono secondo determinate modelli, provano sentimenti di appartenenza al gruppo, vengono considerati parte del gruppo dagli altri membri.

Secondo la definizione di Merton, un insieme di persone per essere considerato un gruppo sociale deve avere determinate caratteristiche:
  •  Interazione
  • Appartenenza
  • Identità
A queste tre caratteristiche altri psicologi aggiungono la condivisione di scopi comuni, di norme e di valori. Il gruppo sociale va distinto dal semplice aggregato, ovvero un insieme di individui che si trovano in uno spazio fisico, e dalla categoria sociale, ovvero un insieme di persone con caratteristiche comuni.

2. IL SISTEMA DI STATUS E IL RUOLO ALL'INTERNO DEL GRUPPO 

Il sistema di status si riferisce alla posizione che un individuo occupa all'interno di un gruppo e alla valutazione di quella posizione in una scala di valori.
Lo status di ogni membro può comunque essere modificato se subentra una nuova persona all'interno del gruppo.

La ristrutturazione del sistema di status si verifica anche nel caso in cui vengano introdotti nuovi scopi comuni all'interno del gruppo da parte di un membro. In questo caso si innescano dinamiche finalizzate alla ricerca di nuovi equilibri tra i componenti del gruppo.
Il ruolo è l'insieme di aspettative condivise circa il modo in cui deve comportarsi una persona che occupa un certo status all'interno di un gruppo.
Nei gruppi possono anche sorgere i conflitti dovuti alla modalità attraverso le quali si distribuiscono e si relazionano o diversi ruoli.

3. LE NORMI E LE RETI DI COMUNICAZIONE

Le norme sono l'insieme delle aspettative condivise dal gruppo rispetto al modo di comportarsi in quanto appartenenti al gruppo medesimo. Esse indicano le regole di comportamento, sia quando si sta con persone dello stesso gruppo sia quando si interagisce con un gruppo esterno.

L'individuazione delle norme serve a delimitare lo spazio di libertà individuale all'interno del gruppo, il limitare oltre il quale la diversità di un comportamento può sfociare in devianza.

Le norme assolvono le seguenti funzioni:
  • mantenimento del gruppo
  •  raggiungimento degli obbiettivi
  • costruzione di sistemi di riferimento per l'interpretazione della realtà
  •  definizione dei rapporti con l'esterno
La comunicazione all'interno di un gruppo è fondamentale, perché favorisce lo scambio e il consolidamento di relazioni impersonali.
I processi comunicativi possono essere di diverso tipo:
  • la comunicazione a ruota è centralizzata, cioè focalizzata sul leader: è il leader che decide come, quando, a chi distribuire le informazioni.
  • la comunicazione a rete è decentrata, cioè diffusa tra tutti i membri: le informazioni sono distribuite tra tutti
Il clima del gruppo varia a seconda che si adotti un modello centralizzato oppure diffuso, cioè maggiormente distribuito.

la proposta pedagogica di Jean-Jacques Rousseau (pedagogia)

Jean-Jacques Rousseau nasce a Ginevra nel 1712. Inizia a occuparsi di educazione nel 1762.
Una sua famosa opera fu l'Emilio, un romanzo pedagogico nel quale viene rappresentata l'educazione di un immaginario fanciullo, per l'appunto Emilio, dalla nascita alla sua età adulta.

Nel primo libro:

(0-6 anni) Rousseau apre la sua riflessione con due considerazioni preliminari: afferma della bontà originaria dell'uomo, la seconda sottolinea l'importanza dell'educazione.
Rousseau ritiene fondamentali le cure della madre. 

Il secondo libro (6-11 anni):

Rappresenta la fanciullezza dell'Emilio che cresce all'aria aperta, che impara dalle esperienze dirette, in questa fase l'educazione altro non è che rispetto delle leggi di natura. L'apprendimento di Emilio è legato al mondo naturale.

Il terzo libro (12-15 anni):

Rousseau descrive l'età dell'utile, dove si passa dall'apprendimento sensoriale all'apprendimento intellettuale vero e proprio. Il precettore dovrà valorizzare la curiosità e l'interesse di Emilio, dovrà essere in grado di trovare in se stesso i mezzi per ampliare le conoscenze.

Il quarto libro (15-18 anni):

Non è più sufficiente l'approccio indiretto per ben orientare Emilio. Le varie educazioni hanno l'obbiettivo di annullare o di contenere gli effetti dell'amor proprio, e stimola invece l'amore di sé, che conduce alla pietà. 

Il quinto libro (19-25 anni):

Viene presentata la moglie di Emilio, Sofia. L'immagine di Sofia rispecchia la visione dell'epoca di una donna, graziosa, religiosa, dedita al marito e ai figli, gioiosa, intelligente ma non saccente.
La visione di Rousseau attribuisce superiorità all'uomo, nonostante affermi che i due si completino.

Rousseau ha concezione ottimistica dell'uomo, ed è stata la civiltà a renderlo corrotto.
Rousseau sostiene che: 
  • Bisogna rispettare i tempi e la modalità di crescita fisica e psichica dell'infanzia e della giovinezza 
  • Ogni individuo possiede capacità originali, di cui l'educatore deve favorire lo sviluppo
  • L'educazione non deve rimuovere gli ostacoli al naturale sviluppo del fanciullo.
L'Emilio fu un'opera altamente criticata tanto che fu messa al bando da parte del parlamento parigino, che costò il carcere all'autore, che fuggì. 

Verifica fine capitolo pedagogia



1) FISSA I CONCETTI
  1. Nel corso del Settecento il superamento delle pratiche educative dell'Antico Regime fu realizzato soprattutto grazie: a una nuova concezione delle capacità cognitive umane
  2. In epoca illuministica si afferma l'idea che l'infanzia sia: una tappa fondamentale di sviluppo per la formazione dell'adulto.
  3. La medicina settecentesca favorì: la tutela e la cura della salute dei bambini
  4. In questo periodo storico i collegi erano frequentati: da nobili e da borghesi, che miravano a una formazione specifica
  5. Nel corso de Settecento, al livello secondario di istruzione si privilegiava lo studio:delle materie umanistiche, e specialmente del latino
2) APPRENDI IL LESSICO
  • TABULA RASA il bambino è dotato solo di sensi e privo delle idee innate
  • GENTLEMAN fondato sulla nobiltà d'animo
3) STABILISCI I COLLEGAMENTI

Il bambino nasce privo di qualunque idee innate  
                                                       non ha conoscenza neppure quella di Dio
                                                                                 |
                                       Se questo è vero, allora la perfezione umana non
                                                  è quella indicata dal cristianesimo
                                                                                 |
                                                         La felicità è dunque mondana
                                                                               |
                           Da ciò deriva l'importanza dell' educazione, che mira a stabilire nel bambino 
                                           buone abitudini per integrarlo nella società


4) COSTRUISCI L'ARGOMENTAZIONE

  1. L'ideale educativo di Locke si fonda su alcuni presupposti teorici, ovvero l'empirismo, la concretezza pedagogica e l'utilitarismo.
  2. Dal presupposto dell'empirismo deriva il metodo di insegnamento proposto da Locke: questo si basa sull'esperienza e sulla ripetizione dell'esperienza, finché l'acquisizione non è compiuta e si costituisce l'abitudine
  3. Tale modo di insegnamento privilegia dunque la concretezza rispetto all'astrazione, la pratica rispetto alla teoria
  4. Questo orientamento verso la concretezza era l'origine anche della sua critica all'importanza eccessiva conferita nelle scuole al latino e ai tecnicismi logico-grammaticali, considerati inutili; l'educazione doveva mirare invece alla ricerca costante di ciò che è più utile per la vita dell'uomo in società.
  5. In base al criterio dell'utile, egli ribadiva l'importanza dell'acquisizione della saggezza e della moralità; l'istruzione vera e propria doveva contemplare la geografia, la matematica e la fisica; infine, si dovevano incoraggiare le attività pratiche.

Illuminismo ed empirismo (Pedagogia)

1. NUOVE PRATICHE EDUCATIVE

Nel corso del Settecento in tutto il continente europeo ebbe luogo un intenso dibattito sui metodi e sui fini dell'educazione e dell'istruzione. Tale dibattito determinò il ripensamento di molte delle pratiche sino ad allora impiegate nell'allevamento e nell'educazione dei figli all'interno delle famiglie e una revisione dell'organizzazione e della gestione delle scuole da parte delle monarchie assolutistiche.
Negli studi relativi alle capacità intellettive dell'uomo e nelle riforme scolastiche della seconda metà del XVIII secolo che vanno ricercate alcune spinte decisive verso le moderne teorie e prassi pedagogiche. Uno dei fattori che portarono al ripensamento dei compiti e delle finalità dell'educazione fu senz'altro l'affermarsi di una diversa concezione delle facoltà cognitive dell'uomo, che ebbe tra i suoi ispiratori John Locke.
Il compito fondamentale dell'educazione, specialmente nell'infanzia, era quello di risvegliare tale idea con lo studio della religione, al fine di condurre il bambino sulla strada della salvezza eterna. La migliore conoscenza dei processi mentali dell'essere umano portò a individuare l'origine della conoscenza nell'esperienza e nelle capacità sensoriali e intellettive dell'individuo. Da qui nacque nacque la corrente filosofica nota come empirismo, secondo la quale l’uomo, oltre a non possedere alcuna idea innata, per crescere e sviluppasi ha bisogno di poter conoscere il mondo per mezzo dell’esperienza.

2. LOCKE E LA FORMAZIONE DEL GENTLEMAN

John Locke nacque nel 1632 da una famiglia puritana. Egli studiò le lingue classiche e la filosofi scolastica, terminati gli studi si dedicò all'insegnamento.

Locke si incentrò sull'educazione per i giovani maschi di famiglia ricca, cioè i gentleman, che facevano parte dell'antica aristocrazia ma erano anche inseriti nella vita produttiva. Si tratta di un'educazione individualizzata, privata e basata sull'osservazione del bambino da parte del precettore che deve creare un percorso formativo a partire dalle attitudini e dalle capacità dell'allievo.
Per Locke è preferibile un'educazione privata perché nella scuola pubblica il bambino, pur imparando a rapportarsi con gli altri, diventa più rozzo e difficilmente gestibile. Al contrario con un precettore privato il bambino sarà più giusto e avrà un comportamento più nobile.
Lo scopo del percorso formativo non è la conoscenza ma la costruzione di una personalità corretta per il gentleman. Il gentleman deve essere libero, cioè deve saper rinunciare agli appetiti e auto dominarsi, attraverso la razionalità che è superiore alla passione e ai desideri.

giovedì 26 marzo 2020

Domande sociologia (Disordine)

Rsiposte pagina 214
  • Il mutamento sociale è l'alterazione nel corso del tempo dei modelli di ordine sociale, che possono essere causati da fenomeni ambientali o fenomeni interni alla società.
  • Nessuna società è assolutamente statica, i fattori di cambiamento interno sono le variazioni demografiche, quindi la crescita o la diminuzione della popolazione. I mutamenti culturali, l'avvento o il progredire tecnologico.
  • Il comportamento collettivo è un insieme di individui agisce e ha degli effetti sulla società senza fare affidamento su un sistema codificato di ruoli e posizioni.
Risposte pagina 217
  • Il conflitto sociale nasce dall'incompatibilità degli obbiettivi perseguiti dai vari soggetti sociali.
  • Il conflitto fra gruppi influenza la società perché può creare instabilità  perturbazione all'interno di una società 
  • Il conflitto sociale può creare coesione all'interno dei gruppi e avere effetti utili e benefici.
Risposte pagina 220
  • Perchè il comportamento di alcuni viola le norme, che quindi possono andare a creare un conflitto sociale.
  • Per devianza in sociologia si intendono tutti quei comportamenti che non seguono i modelli proposti dalla società.
  • La società cerca di scoraggiare i comportamenti devianti attraverso sanzioni o in alcuni casi la reclusione.
  • In sociologia i comportamenti devianti non sono sbagliati, ma sono solo diversi da cioò che la società considera normali.
Risposte pagina 222
  • No, la diversità culturale non viene mai percepita come devianza, ma appartenente a una subcultura
  • Per la società un comportamento criminale viene definito da una collettività, la criminalità è una devianza dalle leggi.
  • Perché a volte dei comportamenti devianti si ha un progresso sociale e culturale.
Risposte pagina 224
  • Perché il criminale viene a contatto con una criminalità più grande e ne impara i trucchi. E in più una volta uscito dalla detenzione la società spesso continua a considerarti un criminale o qualcuno tendente alla criminalità
  • La stigmatizzazione è un'esperienza legata alla violazione delle norme, una volta imparata la lezione non lo si farà più.
  • Perché il criminale ne impara i trucchi, e una volta immesso nuovamente nella società viene comunque considerato un criminale
  • I fattori all'origine di una carriera deviante sono le situazioni culturali in cui si cresce.

Il disordine (Sociologia)

4. La criminalità 

La criminalità e la forma socialmente più rilevante di devianza, essere qui incide con quel tipo di devianza che concerne le norme che la società ha codificato in leggi. Non esistono atti criminali in se stessi, prima che una collettività gli abbia definiti come tali.
Gran parte dei comportamenti caratteristici delle Sub culture sono infatti diversi da quelli della cultura dominante, ma accettati dalla società come specificità di un certo gruppo sociale o come eccezioni che possono essere ammesse nella misura in cui non ne valicano i confini.

5. La carriera deviante

Dal punto di vista sociologico, più rilevante del Singolo crimine È il modo in cui certe persone ci avviamo verso la vita fondamentalmente e globalmente deviante rispetto alla società, ossia il modo in cui si formano le cosiddette per dire devianti. Per l’avvio di una carriera deviante e necessario che si presentano delle condizioni.
Quando la trasgressione appare particolarmente grave si innesca un meccanismo in cui esito finale non sarà più la limitazione dei comportamenti devianti dell’individuo, ma la costruzione di una vita interamente contraddistinta dalla tendenza a trasgredire le norme della cultura dominante. Ciò avviene quando la società applica a colui che ha violato la norma lo stigma di deviante. Questo viene identificato come un trasgressore di norme e come tale indicato alla pubblica disapprovazione. Chi subisce la stigmatizzazione diviene all’occhio del mondo non più qualcuno ma uno che da un momento all’altro potrebbe tornare a deviare.
Il carcere e luogo in cui i piccoli delinquenti che hanno commesso i primi reati vengono a stretto contatto con il mondo della grande criminalità e ne apprendono le regole e i trucchi. Chi è stato in carcere alla fine della detenzione subisce uno stick ma sociale così forte da proporre grandi difficoltà nell’inserimento nella vita regolare. Il legame che c’è tra la cultura e la sua cultura in cui essa matura ossia tra criminale l’ambiente in cui si cresce hanno una correlazione.
È facile notare che i comportamenti devianti maturano molto più frequentemente in gruppi e strati sociali in cui violazione delle norme della cultura dominante non è sanziona, chi vive e mezza il crimine non percepisce più il crimine come tale.

Il disordine (Sociologia)

1. Il mutamento sociale

In ogni società si verificano periodicamente mutamenti di vario tipo: trasformazione del costume, rivoluzione di classe, cambiamenti delle sette statali, veramente diversificazioni e nascita di nuove.
Il mutamento sociale è una delle caratteristiche distintive della nostra società. Può essere definita in generale come l’alterazione nel corso del tempo dei modelli di ordine sociale.
Nessuna società è assolutamente. In fattore di cambiamento del tutto naturale, è stato per esempio dalle variazioni demografiche. Un altro importante fattore di cambiamento è dato dai mutamenti culturali, I cambiamenti nelle conoscenze, delle idee di una certa cultura possono modificare la società in cui trovano espressione.
E poi ci sono i mutamenti tecnologici la tecnologia nella nostra società è un tipico prodotto culturale ad esempio la diffusione dell’automobile è facile immaginare quanto sarebbero diverse le relazioni sociali e l’automobile non fosse mai stata inventata, lo stesso esempio si può fare con i cellulari.
Un altro  fattore di cambiamento è il comportamento collettivo cioè un insieme di individui agisce e a degli effetti sulla società senza avere affidamento sul sistema codificato di ruoli e posizioni, in un contesto destrutturato.

2 il conflitto

Il disordine della società deriva dal conflitto. Se l’ordine sociale nel suo complesso è uno strumento di benessere, alcune sue norme possono essere motivi di malessere e singoli individui. Ogni regola implica anche la possibilità di una sua trasgressione. L’esistenza di un ordine sociale comporta la possibilità che qualcuno si discosti da tale ordine ed entri in conflitto con esso.
In ogni società non c’è sistema unico ordinato e coerente di norme ma una pluralità di sistemi che spesso sono difficili da coordinare o che entrano addirittura in conflitto tra loro.
Il conflitto è un elemento ineliminabile di ogni società. nasce dall’incompatibilità degli obiettivi perseguiti dei vari soggetti sociali (individui o gruppi).
Però il conflitto non nasce solo da una divergenza di obiettivi, altre due condizioni di fondo sono spesso necessari perché esso abbia luogo:

  • Scarsità e ma distribuzione delle risorse sociali
  • La seconda condizione consiste nell’incertezza delle norme sociali
Il conflitto quando si verifica tra gruppi sociali può trasformarsi in un fattore di instabilità e di perturbazione dell’ordine sociale. Si ha allora quella che Marx chiamava lotta di classe, un fenomeno che ha caratterizzato tutte le società occidentali industrializzate nel XIX e nel XX secolo.

3. La devianza 

L’ordine sociale è un sistema complesso di codici, e ciascun codice è a sua volta un sistema di norme di comportamento. La devianza non è tanto legata al conflitto e quanto comportamenti conformi e comportamenti non conformi. Non tutti vengono di fatto è un comportamento conforme alla norma il comportamento di alcuni dei due strade differenti, il loro comportamento deviante, conseguentemente, dalla norma.
Sono dette sanzioni tutte le forme di punizione che la società utilizza per disincentivare i comportamenti che violano le norme condivise.
Un comportamento è deviante rispetto al modello condiviso della società. 

lunedì 23 marzo 2020

Compiti pagina 210(sociologia)

VERIFICA DI FINE CAPITOLO

1) FISSA I CONCETTI

  1. Si parla di "mobilità intergenerazionale" quando si segnala un mutamento di posizione sociale: nel corso della vita di un individuo
  2. Quale fattore non contribuisce alla determinazione dello status sociale? l'Età
  3. Quale elemento per Marx distingue la classe borghese dal proletariato? Il possesso dei mezzi di produzione
  4. Il concetto di ceto si differenzia da quello di classe perché: si riferisce allo stile di vita delle persone
  5. La subcultura è: una variante della cultura dominante che si distingue da essa per aspetti significativi
2) APPRENDI IL LESSICO
  • STRATIFICAZIONE SOCIALE è la società che è composta da strati
  • MOBILITA' SOCIALE è il movimento della società
  • STATUS SYMBOL i simboli della posizione sociale
3) STABILISCI I COLLEGAMENTI


                                                                                                                                        ----------Relazioni
                                       |------------Alto                                                                    |
ceto--------------------|------------Medio     =      Stile di vita-------------------- --------abitudini   +      riconoscimento                                         |-----------Basso                           |                                      |                                              sociale
                                                                                               |                                       ---------consumi
                                                                                               |
                                                                            Influenzato dal reddito, ma 
                                                                     senza una correlazione assoluta.

4) COSTRUISCI L?ARGOMENTAZIONE
La mobilità 

Una volta i settori Svantaggiati e avantaggiati rimanevano gli stessi per decenni oggi invece non è cosi.
Si parla di mobilità sociale per indicare il livello di possibilità della stratificazione di una certa società.
La mobilità sociale può assumere varie forme come il carattere collettivo il carattere individuale.
Il teatro e collettivo e quando entrerà un’intera professione ad esempio muta mentre è individuale quando l’individuo cambiare nel corso del tempo. Esiste anche la mobilità intergenerazionale nel senso che abilità di un individuo è misurata rispetto la sua famiglia di origine o la mobilità Inter intragenerazionale che coincide con le traiettoria seguita da un individuo nel corso della sua vita.
Quando quando si cambia da uno strato all’altro sia una mobilità verticale, quando si rimane nel medesimo strato si aumenta di posizione sociale sia una mobilità orizzontale.

Compiti di sociologia pagina 192

PAGINA 192

1) FISSA I CONCETTI
  1. Secondo Max Weber, la "misura" del potere è: l'obbedienza
  2. Una posizione sociale è gerarchicamente superiore a un'altra quando chi la occupa ha autorità sui sottoposti: in relazione alla sua forza
  3. Le disuguaglianze nella distribuzione del potere: sono una costante dei rapporti umani
  4. Si parla di disuguaglianza sociale quando gli individui di una società: non hanno uguale accesso ai ruoli chiave del potere
  5. Le naturali differenze tra gli individui: possono essere originate da disuguaglianze sociali o da differenze etniche, di genere, di età
2) APPRENDI IL LESSICO
  • AUTORITA' è il potere che viene esercitato su un individuo
  • RISORSE SOCIALI possono essere denaro, potere, istruzione
  • DISCRIMINAZIONE INFORMALE è una forma di discriminazione che esiste nella società ed è tollerata

3) STABILISCI I COLLEGAMENTI

FIGURA DI POTERE
SUBORDINATA
TIPO DI POTERE
Rapinatore
Vittima della rapina
Informale
Arbitro
Calciatore
Autorità
Caporeparto
Operaio
Autorità
Calciatore
Tifoso
Informale
Guida turistica
Turista
Autorità
Innamorato
Persona amata
Informale
Padroni di casa
Domestica
Autorità
Primo ministro
Opinione pubblica
Autorità
Rock star
Fan
Informale
Direttore d'orchestra
Musicista
Autorità

4) COSTRUISCI L'ARGOMENTAZIONE
  1. La differenza biologica tra uomo e donna costituisce un fattore fondamentale nella distribuzione di ruoli e prerogative sociali
  2.  I ruoli sociali di uomini e donne non sono tuttavia riconducibili a un ordinamento naturale della società, bensì sono il risultato di specifiche forme culturali sviluppatesi nel corso della storia
  3. Uomini e donne hanno infatti assunto posizioni e funzioni sociali differenti, talvolta opposte o difficilmente associabili alle loro caratteristiche anatomiche
  4. Per scongiurare un indebito slittamento dal piano naturale al piano sociale, si è ritenuto opportuno distinguere le categorie di sesso e genere
  5. Il termine "sesso" si riferisce a una caratteristica fisica, mentre con "genere" si indica un dato sociale

La cultura (Sociologia)

Appartenere a un certo strato sociale porta a sviluppare un certo tipo di cultura, e condividere quel tipo di cultura è una delle condizioni che indicano l'appartenenza a quello strato sociale.
Ogni società condivide al proprio interno una certa cultura, costituita di significati che tutti o gran parte dei suoi membri attribuiscono più o meno a fatti, oggetti e comportamenti, una cultura caratteristica e distintiva di quella società rispetto a tutte le altre.
L'esistenza in ogni società di una cultura dominante non significa che tutti i membri della società condividono esattamente la stessa cultura.
L'esistenza di una stratificazione nella società fa sì che spesso ciascuno strato si riconosca in significati e valori che differiscono in parte da quelli degli altri strati. 
La cultura specifica di un singolo strato o gruppo sociale viene detta subcultura, intendendo con questo che si tratta di una "cultura subordinata" a un'altra cultura, ossia di una variante della cultura dominante.
La subcultura giovanile è quella che, per le proprie caratteristiche e la propria "visibilità", richiama oggi maggiormente l'interesse dei sociologi.

I Ceti (Sociologia)

Le differenze tra persone e gruppi non possono essere ricondotte alle sole differenze professionali e di reddito. A queste si incrociano differenze culturali che sono altrettanto importanti.

Alla stratificazione per professioni e per reddito si sovrappone dunque una stratificazione per atteggiamenti e consumi culturali che non necessariamente coincide con la prima.
Per definire meglio questa complessità si può utilizzare il concetto di ceto, che a differenza di quello di classe fa riferimento non alla professione e al reddito delle persone, ma allo stile di vita che esse conducono e al tipo di riconoscimento sociale cui ambiscono.